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VISITA TRADATE IN 48 ORE
La città di Tradate si sviluppò in epoca romana grazie alla
strada che risaliva l'Olona per raggiungere Varese e i valichi alpini.
Centro principalmente dedito all'agricoltura e alla coltivazione del baco
da seta, sede di un importante mercato di bestiame, nell'Ottocento vide
il sorgere di numerose attività industriali. Oggi la città
conserva numerose testimonianze della sua storia passata che meritano
di essere conosciute e visitate. Ecco allora un itinerario che vuole essere
un invito ad esplorare Tradate e a costruirne un'immagine quanto più
completa in un percorso emozionante e suggestivo.
Se stai programmando un breve soggiorno a Tradate e desideri qualche suggerimento
su come trascorrere le tue giornate, ecco un itinerario consigliato per
visitare la città in 48 ore.
- ITINERARIO 1° GIORNO
Castello Pusterla - Chiesa
di S. Maria in Castello - Villa Sopranzi -
Chiesa Prepositurale di S. Stefano - Santuario
del Santo Crocefisso - Chiesa della Madonna
Assunta
- ITINERARIO 2° GIORNO
Chiesa dei SS. Pieto e Paolo
ad Abbiate - Chiesa dei
SS. Nazzaro e Celso - Santuario
della Madonna delle Vigne - Chiesa
di San Bernardo - Parco
Pineta di Appiano Gentile e Tradate
I T I N E R A R I O 1 ° G
I O R N O
Arrivati in centro città si percorre corso Bernacchi. Giunti all'incrocio
con via Cavour e via S. Stefano, si prende quest'ultima percorrendola
tutta fino all'incrocio con via Sopranzi, in via Melzi, a 100 m dalla
Prepositurale di S.Stefano, si incontra il
CASTELLO PUSTERLA, ora Istituto
Barbara Melzi
Situato nella parte alta del borgo, in posizione dominante, il castello
d'origine medievale, rimaneggiato più volte nel corso dei secoli,
oggi è quasi completamente rifatto; quello che rimane dell'edificio
originario sono una torre, una parte della cinta muraria e un salone con
volte a crociera.
Gli interventi che modificarono il castello ne mutarono sia l'aspetto
che la funzione, da struttura militare e difensiva progressivamente si
trasformò in una villa residenziale. Delle due parti in cui era
diviso il castello solo quella nord è ancora esistente, anche se
completamente ricostruita nel '600, le sue sale presentano sontuose decorazioni
in stucco, pareti affrescate e dipinti. La parte sud è stata demolita
negli anni Sessanta per fare spazio alla costruzione di una scuola media
privata.
Oggi il Castello dei Pusterla ospita l'Istituto Barbara Melzi, retto dalle
suore canossiane.

Il Castello Pusterla in una cartolina d'epoca |

L'attuale Istituto Barbara Melzi |
(torna a questo itinerario
- 1° giorno)
Sempre all'interno della proprietà del Castello Pusterla con accesso
da via Melzi, aperta al pubblico in occasione della S. Messa domenicale delle
ore 10.00, vi è la
CHIESA di S. MARIA in CASTELLO
La chiesa oggi fa parte dell'Istituto Melzi ed è aperta solo la domenica
mattina in occasione della S. Messa.
Alcuni storici fanno risalire la sua fondazione al 1356, secondo altri la sua
origine, sarebbe ancora più antica, e quando i Pusterla ricostruirono
il loro castello avrebbero ristrutturato quella che probabilmente era una cappella
pericolante dedicata alla Vergine.
Della struttura originale non è rimasto nulla, poiché nel corso
dei secoli, la chiesa, come il castello, fu notevolmente rimaneggiata e alla
fine dell'Ottocento completamente riedificata.
Al suo interno conserva l'arca di Tommaso Pusterla, monumento funebre in marmo,
commissionato da Tommaso Pusterla, oggi usato come pala d'altare.
L'arca è costituita da un riquadro centraleche raffigura la Madonna con
Bambino in trono e Santi, a destra si trova S. Tommaso Becket e a sinistra lo
stesso Tommaso Pusterla che inginocchiato offre alla Madonna un modellino della
chiesa di S. Maria in Castello, mentre S. Antonio Abate gli pone una mano sulla
spalla.
Sopra la lastra marmorea si trova una decorazione a tre cuspidi; in quella centrale
è raffigurata la Pietà, al di sopra della quale si erge il Cristo
crocifisso, a destra e a sinistra gli stemmi dei Pusterla e ai lati della lastra
l'Angelo che fa l'annuncio a Maria e la Madonna annunciata.
L'opera è attribuita ai maestri campionesi, un gruppo di scultori originari
di Campione d'Italia, che operò tra il XIII e il XV secolo.

Chiesa S.Maria in Castello
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Scendendo nell'omonima via, a 50 m. dal Castello Pusterla-Melzi (Visitabile
su richiesta), si trova la
VILLA SOPRANZI, ora Istituto
Pavoniano
All'incrocio della strada che conduce alla villa si trovano due cappelle, decorate
con dipinti, che in origine facevano parte della villa.
La villa probabilmente fu eretta sul luogo in cui già sorgeva un castello
dei Pusterla. Già nel 1774 è proprietà dei Sopranzi che
se la trasmisero ereditariamente fino al 1877, quando passò nelle mani
degli Stroppa.
Furono i Sopranzi a volere i restauri iniziati probabilmente nel 1851 e affidati
all'architetto Jappelli prima, e all'architetto Terzaghi poi.
La villa si trova sulla sommità della collina in posizione dominante,
e vi si accede da una strada a curve volutamente studiata per far sì
che il visitatore che sale possa ammirare la villa da diverse posizioni.
Della decorazione esterna, in stile neo-gotico, sono rimasti gli archi Tudor,
inflessi, ogivali con guglie e trafori e alcune sculture di guerrieri.
L'edificio è a base rettangolare con doppio cortile interno.
All'interno le parti più suggestive sono la lunga galleria, la cappella
e il salone. La galleria che si affaccia sul cortile più piccolo, è
un lungo corridoio suddiviso in campate, con volte a cupolette piatte, da una
serie di archi a sesto ribassato.
Ad una delle due estremità della galleria si trova un portale monumentale
in legno decorato con statue di cui alcune in bronzo che consente l'accesso
alla cappella interna alla villa, a pianta centrale con cupola.
Le pareti della cappella sono decorate con dipinti murali.
All'altra estremità della galleria si trova un enorme salone con pavimentazione
a mosaico e un camino in marmo bianco realizzato da Giuseppe Bottinelli e premiato
all'Esposizione Universale di Londra del 1851.
Il salone comunica con un'altra piccola sala in cui si trova un altro bel camino.
Alle pareti delle sale molte delle decorazioni a stucchi o ad affreschi sono
andate perdute.
All'esterno la villa è circondata da un enorme parco venduto al Comune
dagli Stroppa nel 1930 e da questo adibito a parco pubblico.

Villa Sopranzi in una cartolina d'epoca |

Veduta del parco |

L'attuale Istituto Pavoniano |
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- 1° giorno)
Tornando verso il centro in via S. Stefano, a 50 m. dal Municipio, si incontra
la
CHIESA PREPOSITURALE di S. STEFANO
Sulla fondazione di questa chiesa non sono molte le notizie, ma è sicuro
che già agli inizi del Trecento esistesse un edificio.
Alla fine del Quattrocento ebbe inizio la sua fortuna quando venne istituita
una cappellania e fondata la cappella dell'Immacolata Concezione; nel 1536 furono
poi edificate le cappelle dedicate a S. Antonio e allo Spirito Santo e successivamente
quella dedicata al Rosario e nel 1523 fu edificato il campanile.
La chiesa di S. Stefano divenne Prepositurale con Vicariato nel 1866, e fu allora
che si decisero gli interventi di ampliamento affidati all'architetto Terzaghi.
Questi lavori diedero alla chiesa uno stile tardo rinascimentale e trasformarono
la pianta da rettangolare a croce latina, con l'inserimento di un transetto
con copertura a cupola, allungarono la navata e ampliarono il presbiterio. Nel
1960 ulteriori lavori di ampliamento portarono alla realizzazione di un deambulatorio
attorno all'abside e di una cappella dedicata a S. Agapito posta affianco all'altare.
La facciata è delimitata a destra e a sinistra da due alte lesene terminanti
con capitelli corinzi e poggianti su ampie basi, il portone in bronzo fuso presenta
scene della vita di S. Stefano.
All'interno della chiesa le pareti sono state affrescate a partire dal 1893
da diversi artisti, inoltre la chiesa conserva numerosi dipinti a olio e affreschi
strappati.

La Chiesa Prepositurale di S. Stefano in una cartolina d'epoca |

La Chiesa Prepositurale
di S. Stefano oggi |
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- 1° giorno)
Nell'omonima via a 100 m dalla Prepositurale di S. Stefano e a 50 m. dal Municipio
vi è il
SANTUARIO del SANTO CROCEFISSO
Qualcuno fa risalire la fondazione di questa chiesa a un'epoca precedente l'anno
mille, ma le prime testimonianze sull'esistenza di questa chiesa, in origine
dedicata a San Salvatore, risalgono agli inizi del Trecento.
Si sa poi che nel 1490 fu fatta restaurare da Antonio Pusterla vescovo di Novara,
la chiesa faceva parte, infatti, dei possedimenti della famiglia Pusterla.
Nel 1511 fu affidata ai Padri Serviti per i quali fu costruito un convento adiacente
all'edificio.
Nel 1565 fu edificata la cappella della Santissima Vergine, mentre nel 1578
la chiesa fu riedificata. Nel 1770 fu soppresso il convento.
La facciata è liscia e delimitata da due alte lesene con capitelli in stucco,
al centro sopra il portone si trova un finestrone, sormontato da una decorazione
recante lo stemma della chiesa; il portale è in granito e su una porticina a
sinistra si trova lo stemma dei Pusterla.
L'interno è a una sola navata con quattro cappelle disposte sul lato sinistro
e tre cappelle su quello destro; le pareti interne sono decorate con dipinti
ad olio su tela e con affreschi, di cui i più significativi sono quelli sulle
pareti della seconda cappella sinistra attribuiti al Morazzone e quelli sul
soffitto della chiesa opera di Pietro Cortellezzi, artista di Tradate, nato
nel 1898 e morto nel 1978.
Addossato alla parete sinistra della navata si trova un pulpito in legno intagliato,
realizzato dai fratelli Bernardoni di Tradate tra il 1932 e il 1935, in cui
sono raffigurate in rilievo tre scene della vita di Cristo:
la "Pesca miracolosa", la "Crocifissione" e la "Predicazione
di Cristo".
Di fronte al pulpito, appoggiata alla parete destra della navata, si trova la
cantoria con rilievo centrale raffigurante la Crocifissione, l'organo è
opera di Eugenio Biroldi e fu donato alla chiesa nel 1784, mentre la cassa è
opera anch'essa dei Bernardoni e risale agli anni 1937-39.

Santuario del Santo Crocefisso
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- 1° giorno)
Nella contrada Allodola, in via IV Novembre tra l'Ospedale e la Strada
Statale varesina si incontra la
CHIESA della MADONNA ASSUNTA
Di questa chiesa di piccolissime dimensioni, che é nota soprattutto
col nome di Chiesetta dell'Allodola, si hanno pochissime informazioni.
Risulta che la sua edificazione era in corso nel 1819 e che la sua costruzione
sia legata all'allora recente distruzione del Convento dei Cappuccini
ad opera delle truppe francesi. Questo convento, che fino a pochi anni
prima sorgeva sul Monte Oliveto (oggi terreni dell'ex proprietà
dei marchesi Citterio), era stato soppresso nel 1810 e gli edifici annessi
erano stati demoliti in seguito a disposizioni del Regio Governo Napoleonico.
La tradizione orale racconta che le comunità dei dintorni si contendevano
l'altare e le decorazioni della chiesa dell'ex convento e che si decise
di caricare queste opere su un carro trainato da buoi e, dove gli animali
si fossero fermati, lì si sarebbe costruito una nuova chiesa.
L'edificio, che é dotato di una torretta campanaria, é di
dimensioni ridotte ed é a pianta rettangolare a navata unica; dietro
l'altare spicca un affresco del XVIII secolo raffigurante l'Assunzione
di Maria, originariamente conservato nella chiesa dell'ex Convento dei
Cappuccini.

Chiesa della Madonna Assunta
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