Agenda dei Rioni Tradatesi 2000

Una strenna natalizia dedicata a tutti coloro che vivono e amano Tradate. Ecco cosa vuole essere questa pubblicazione che l’Agenda Tradatese ha realizzato in collaborazione con l’editrice Il Guado di Corbetta.

Un modo diverso per salutare il nuovo Millennio guardando la città da un punto di vista inusuale: quello dei Rioni. Per scoprire che i Rioni rappresentano da sempre centri di aggregazione di fondamentale importanza per la città.

Scorrendo le pagine dell'AGENDA dei RIONI TRADATESI 2000 oltre a trovare notizie sui Rioni, sulla loro storia, le loro attività, le loro particolarità, sarà possibile anche fare un salto all’indietro rivivendo frammenti di una Giostra dei Rioni lontana negli anni. E comprendere così da dove nasce questa voglia di stare insieme, di gareggiare, di aggregarsi e di dividersi che ogni anno anima i sette Rioni per la conquista del Gonfalone Comunale.

Un'Agenda dedicata a tutti coloro che amano o che semplicemente desiderano conoscere meglio o riscoprire i Rioni tradatesi.

Un doveroso ringraziamento alla editrice Il Guado che ha offerto il proprio indispensabile supporto tecnico e professionale e agli operatori economici che, con il loro contributo, hanno consentito la realizzazione di questa AGENDA dei RIONI TRADATESI 2000.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                             Alessandro Colombo


TRADATE

Le prime notizie su Tradate risalgono ai Galli Insubri che fondarono Milano e del cui nome vi è una traccia in quello di Seprio (Sibrium). Seguirono i Romani che intorno al II° sec. A.C. si insediarono stabilmente nella Gallia Cisalpina, incontrastati per circa sette secoli. La dominazione longobarda, iniziata nel VI° secolo, ha lasciato una significativa impronta nel territorio erigendo a capoluogo e caposaldo difensivo Castelseprio. Con il risorgere, dopo il Mille, della potenza di Milano e di Como, la zona di Tradate fu più volte insidiata dalle milizie cittadine, finchè si giunse alla distruzione di Castelseprio, per ordine dell’Arcivescovo di Milano Ottone Visconti. L’Arcivescovo possedeva a Tradate dei fondi che donò agli Ordini del Duomo i quali, nel 1297, ne investirono Birano Pusterla. Nel 1300 la famiglia Pusterla possedeva tutto il territorio di Tradate. Il castello passò con l’estinzione della Casa ai Melzi d’Eril. Tradate seguì le vicende tempestose del periodo comunale ed eco della secolare contesa tra i Visconti e i Torriani fu l’antagonismo della famiglia Pusterla, ghibellina, con la famiglia Castiglioni, guelfa. Alla fine del XIV° sec. Tradate passò sotto il dominio di Facino Cane, per poi tornare alla morte di questi ai Visconti. Seguì il dominio degli Sforza e Tradate venne coinvolta con il ducato di Milano nelle guerre fra francesi e spagnoli. Nel 1510 venne saccheggiata e incendiata dalle orde Svizzere capitanate dal famigerato Cardinale di Sion. Gli abitanti ricostruirono le loro case aiutati dai Pusterla e dai Conti Biumi che sul colle di fianco alla villa costruirono la chiesa di S. Maria dove, nel 1640, si stabilirono i frati Cappuccini erigendovi un convento. Nel 1818 il convento dei Cappuccini passò come residenza ai marchesi Litta e quindi ai marchesi Citterio. Con il Congresso di Vienna il territorio di Tradate venne assegnato al Regno Lombardo-Veneto, come parte integrante dell’Impero Austriaco. Oggi Tradate è una città di oltre 16mila abitanti posta ai piedi delle Prealpi Varesine, che confina a nord con Castelnuovo Bozzente, a est e sud-est con Appiano Gentile, a sud-ovest con Cairate, ad ovest con Lonate Ceppino. Il territorio cittadino è suddiviso in sette Rioni o Contrade: Abbiate, Allodola, Barnasc, Bozett, Cascine, Ceppine, Pineta.


Che cos’è un Rione?

Un Rione è… un TERRITORIO, una SEDE, un POPOLO, una BANDIERA.

Un Rione è anzitutto una parte della città, un TERRITORIO storico e urbano, che rappresenta la “patria” più vera ed amata. I Rioni si identificano in porzioni di territorio comunale. Chi vi nasce è un contradaiolo e, per logica conseguenza, ha il “dovere” e il diritto di partecipare alla vita del proprio rione. Il territorio è il primo e fondamentale elemento costitutivo dei rioni ed è delimitato da confini ben stabiliti.

L’attività di un Rione ruota sempre attorno ad una SEDE che rappresenta un punto di riferimento preciso per i contradaioli. Nella sede i contradaioli si ritrovano e si organizzano in vista delle varie manifestazioni. Ma la sede va vissuta durante tutto l’anno come luogo di aggregazione per tutti i contradaioli.

Alla base di un Rione c’è un POPOLO. E un popolo significa tutti i contradaioli senza distinzione alcuna. Il vero contradaiolo si giudica dal comportamento: non basta frequentare il Rione soltanto quando vi sono eventi particolari o occasioni di divertimento. Non basta neppure dimostrare il proprio attaccamento durante il Palio. Il Rione va vissuto tutto l’anno in modo attivo e partecipe; questo vuol dire che si deve essere capaci di servire il Rione in fraterna armonia, mettendo a disposizione dell’organizzazione le proprie capacità, qualunque esse siano. E’ importante prestare la propria opera nel Rione e per il Rione, ma altrettanto importante è rispettare l’impegno di chi lavora con zelo e passione.

Il Rione è un simbolo che si identifica in una BANDIERA, nei colori e nel motto delle insegne. Soprattutto nei giorni del Palio, le bandiere marcano il territorio, il cuore del Rione, i suoi confini, le case dei contradaioli. Ogni vessillo segna l’identità del rione, delle famiglie, delle persone. E quando non c’è la bandiera, basta un fazzoletto attorno al collo come distintivo per far sapere anche a distanza la propria fede e la propria militanza contradaiola.

I RIONI

ABBIATE GUAZZONE

Il rione fu caratterizzato per molti secoli dalla presenza di vigneti. Intorno al XV° secolo cominciò ad acquisire maggiore considerazione dal punto di vista urbanistico. Il centro di Abbiate coincide con Piazza Unità d’Italia dove sorge l’ex palazzo comunale e il monumento ai caduti delle due Guerre. I rioni della cittadina sono il cantone Bartolora, il cantunn di Mortt e altri due cantoni detti dei piattestragesa. L’etimologia del nome di Abbiate è spiegabile in due modi: il primo si basa sulla presenza dell’acqua, l’altro sulla “gens Abia”, famiglia di origine romana. Guazzone deriva, invece, da un’altra famiglia presente nel cremonese che nell’XI° secolo si era insediata anche nel milanese. Lo stemma di Abbiate Guazzone è costituito da uno scudo bipartito, avendo nel campo superiore d’argento un castello a tre torri e sul campo inferiore di azzurro una striscia di terreno verde con due colline sopra le quali si innalzano due tralci di vite. Tra esse stanno tre spighe di frumento in oro.

Tra gli edifici di valore del rione meritano una citazione:

q        Chiesa dei Santi Pietro e Paolo

q        Santuario della Madonna delle Vigne

q        Villa Centenari

Capitano del rione Abbiate è Antonio Facchini.

ALLODOLA

Il nome del rione deriva dalla trasformazione del termine latino “nodula” che significa incrocio di strade. Il rione è, infatti, collocato in una posizione strategica poiché è attraversato da alcune strade importanti, quelle per Milano e per Como. Ancora oggi il rione mantiene in gran parte immutato il suo aspetto agricolo, conservando molte cascine. La tradizione riferisce che un tempo in questo rione vi era un posto di ristoro e alloggio per viandanti. Certa è, invece, l’esistenza di un convento di Cappuccini voluto nel 1642 da Matteo Biumi con chiesa di Santa Maria Incoronata. La soppressione del convento avvenne nel 1810, ma gli eredi di Matteo Biumi riuscirono a tornarne in possesso poiché nella chiesa erano seppelliti i membri della famiglia Biumi e Pusterla, i cui resti vennero trasferiti nella “Cappella dei morti”. Sul luogo si trova una chiesetta dell’Assunta che, la leggenda, fa risalire all’epoca napoleonica, che spicca nello stemma del rione assieme ad un festoso volo di allodole.

Tra gli edifici di valore del rione meritano una citazione:

q        Chiesa della Madonna Assunta

q        Ospedale Luigi Galmarini

Capitano del rione Allodola è Antonio Galli. La nuova sede del rione è in Via Massimo D’Azeglio.


BARNASC

Il nome “Barnasc” deriva da un’espressione dialettale che definisce un attrezzo utilizzato per ripulire il camino dalla cenere e significa l’unità del focolare domestico. Lo stemma del rione comprende un'aquila simbolo della influente famiglia dei Pusterla che ebbe un ruolo determinante per lo sviluppo della città. I Pusterla possedevano molte proprietà tra cui Tradate dove fecero costruire un imponente castello e dove posero le loro abitazioni private. Queste ultime si vedono ancora nei quattro cortili che si affacciano su Via Melzi. Il rione sin dai secoli passati era impostato urbanisticamente sugli assi costituiti da Via Santo Stefano – Via Cavour – Corso Bernacchi.

Tra gli edifici di valore del rione meritano una citazione:

q        Castello Pusterla, oggi Istituto Barbara Melzi

q        Villa Sopranzi, oggi Istituto Pavoniano

q        Collegio Arcivescovile, oggi istituto scolastico

q        Prepositurale di Santo Stefano

Capitano del rione Barnasc è Giovanni Baruzzo. La sede del rione è in Via Manzoni.

BOZETT

Il rione prende il nome dal termine dialettale “boza” che significa pozzanghera. In origine, infatti, il luogo su cui sorge il rione era occupato da acque stagnanti conseguenti all’esondazione del Fontanile, che scomparvero nel momento in cui il terreno venne bonificato. Il rione coincide con la parte bassa di Tradate, verso Lonate Ceppino, e possiede come simbolo una rana che esce dallo stagno. Illustre figlio del rione fu Jacopino da Tradate, noto scultore che prese parte alla costruzione del Duomo di Milano.

Tra gli edifici di valore del rione merita una citazione:

q        Santuario del Santo Crocefisso

q        Convento dei Servi di Maria

q        Chiesa di San Bernardo

Presidente del “Club della Rana” è Rosario Tramontana. Capitano del rione Bozett è Davide Pirone. La nuova sede del rione è in Via San Carlo.

CASCINE

Il rione si distingue per essere stato in passato la zona dove sorgevano delle cascine che rappresentavano una caratteristica del territorio tradatese.  Le cascine esistevano già nel 1000 e incominciavano dalla “costa dul spizieè” e finivano a “strada pozzuolo”. Lo stemma del rione presenta un gallo, re incontrastato delle cascine, in campo bianco-azzurro. Il rione è attraversato da Corso Bernacchi, principale arteria cittadina, lungo il quale si trovano concentrati molti esercizi commerciali. Un tempo “dai  casinn” partivano le corriere, i postali (Bulan, Tognola, Meregaglia).

Capitano del rione Cascine è Luigi Di Frenna.

CEPPINE

Il rione prende il nome dalla parola “cepada” che significa cespuglio o siepe. Lo stemma del rione è contrassegnato dal colore verde del prato oltre che dal simbolo della chiesa di Sant’Anna, in color mattone, e dal ceppo che dà il nome al rione. Quest’ultima venne demolita nel 1959 e sostituita da un’altra costruita nel 1960 su progetto dell’architetto Sandro Mazza. Il rione ha avuto origine da due gruppi di cascine collocate sulla strada per Torba e Castelseprio. Gli edifici che compongono il quartiere sono stati costruiti negli ultimi trent’anni.

Tra gli edifici di valore del rione merita una citazione:

q        Chiesa di Sant’Anna

Capitano del rione Ceppine è Giuseppe Broggi.

PINETA

Il rione, delimitato dalle vie Broggi, Mayer e Stria, prende il nome dal Parco confinante. Coincide con quella parte del territorio che veniva denominata “groane”, termine per definire l’avanzamento della distruzione di altipiani di origine glaciale. E’ l’ultimo dei rioni in ordine temporale e congloba gli abitanti della zona nord ai margini dei boschi dove, una volta, vi erano vigne e pinete. La storia del rione risale alla seconda metà degli anni Settanta quando l’Amministrazione Comunale individuò qui l’area per la costruzione di edifici finanziati dalle leggi per l’edilizia popolare. La decisione provocò polemiche non ancora sopite data la vicinanza al quartiere Vignalunga, destinato a residenze signorili. Il progetto originario prevedeva anche la realizzazione di aree con edifici pubblici ed esercizi commerciali, ma solo questi ultimi sono stati in parte avviati.

Capitano del rione Pineta è Angelo Formici.


Il palio

Il Palio è la manifestazione principale per i rioni. Ma come nasce il Palio, da dove arriva questa parola? La parola “palio” deriva dal latino “pallium” che significa un drappo di forma rettangolare. Nel Medioevo si tenevano gare e tornei in molte città italiane in onore della Madonna o del santo patrono locale. Il premio era un palio di stoffa costosa che i vincitori spesso offrivano alla Madonna o rimettevano in gara l’anno successivo. Con il passar del tempo, anche la corsa per la conquista del drappo è stata chiamata Palio. Le gare cavalleresche, le giostre e le corse di cavalli erano molto popolari in Italia ai tempi delle repubbliche italiane. Si facevano giochi pubblici e spettacoli in varie città come Verona, Ferrara, Firenze, Perugia, Siena e Ravenna. Nel ‘900 alcune città, come ad esempio Asti e Legnano, hanno inteso ricordare eventi legati alla loro tradizione storica riproponendo manifestazioni cui hanno dato il nome di Palio.

1947: NASCE LA GIOSTRA DEI RIONI

Anche Tradate, all’indomani della seconda Guerra Mondiale, diede vita nel 1947 alla cosiddetta “Giostra dei Rioni” per la conquista del Gonfalone comunale.

Correva l’anno 1947, il Paese era appena uscito dalla seconda Guerra Mondiale e un cittadino, il Mario Meregaglia, detto Tamagn, decise di festeggiare i coscritti che erano tornati dalla guerra. Così, assieme ad alcuni compagni di leva del 109 e 1910, pensò di organizzare una sfida a calcio con il ricavato da dividersi in parti uguali per una banchettata. Fu così che vennero allestiti due carri trainati da buoi e ad un crocevia venne letta la sfida della competizione. Il Sindaco di Tradate, Giuseppe Rusconi, venuto a conoscenza dell’iniziativa, manifestò l’idea che parte del ricavato di quella partita venisse destinato alla costruzione del Sacrario per i Caduti in guerra. L’idea del Sindaco venne accolta con entusiasmo dai partecipanti, così si organizzò anche una raccolta di offerte in denaro e in oggetti da porre al pubblico incanto. Alla chiusura della manifestazione, avendo rinunciato le due classi sfidanti alla banchettata ed essendosi accontentate di una semplice bicchierata, si ebbe un utile di ben 74.000 lire. Somma che venne versata la sera dell’11 Aprile 1947 nel Palazzo Comunale al Comitato per le onoranze ai Caduti in guerra. Fu quella l’occasione che fece pensare il Sindaco Rusconi: se quella semplice manifestazione aveva raccolto così tanto, facendone una sul tipo di quella di Siena, quanto avrebbe incassato? Nel giro di pochi mesi il Sindaco, assieme ai coscritti del 1909 e 1910, formò i rioni ed iniziò i raduni per l’organizzazione della nuova manifestazione. Così, grazie al grande entusiasmo popolare, si potè dare il via il 28 Settembre 1947 alla prima edizione del Palio di Tradate. Quattro i rioni in gara: Allodola, Barnasc, Bozett e Cascine. Lo scopo del Palio era di usare il ricavato per delle spese a favore della città. Ogni rione partecipò con quattro carri allegorici rappresentanti le origini e le attività del rione. La manifestazione prevedeva, oltre alla sfilata dei carri allegorici, anche la corsa dei cavalli, il tiro alla fune e la staffetta olimpica.

Al vincitore, cioè al rione che totalizzava il maggior numero di punti sommando tutte le gare, veniva assegnato il Gonfalone Comunale del Palio. Per la prima edizione la vittoria andò al Barnasc davanti alle Cascine, al Bozett e all'Allodola. Fu così che il Sacrario dei Caduti nacque con l’aiuto del primo Palio di Tradate.

DA GIOSTRA DEI RIONI A PALIO CITTA’ DI TRADATE

Settembre 1947: la popolazione, appena uscita da una lunga e difficile guerra, sente la necessità di ritrovarsi, di divertirsi, di stare assieme e di fare festa. L’idea di creare una “Giostra dei Rioni” incontra subito i favori della gente che, piena di entusiasmo, aderisce all’iniziativa dell’allora Sindaco, Giuseppe Rusconi, partecipando attivamente. Quattro sono i rioni che si disputano la conquista del primo Gonfalone di Tradate. Le Cascine, il rione centrale della città, il Barnasc, storico rivale, l’Allodola, che comprende la parte nord del paese, e il Bozett, che racchiude la parte di Tradate che confina con Lonate Ceppino. Abbiate Guazzone fa ancora a sé, le Ceppine e la Pineta sono lunghe distese di campi e boschi e non conoscono ancora gli agglomerati residenziali che si svilupperanno nei decenni successivi. La prima edizione della “Giostra dei Rioni” vede la vittoria delle Cascine nella corsa dei cavalli che si svolge al Castello Stroppa, mentre la sfilata dei carri allegorici trainati da buoi, viene salutata da migliaia e migliaia di persone accorse anche dai paesi vicini. La “giostra” piace subito; in essa la gente vede un motivo di sana rivalità tra i rioni, un momento di divertimento e svago ed un motivo di incontro. Così, si decide di riproporre l’iniziativa anche l’anno successivo, e poi ancora. La “Giostra dei Rioni” per dieci anni diventa un appuntamento fisso nel calendario delle manifestazioni tradatesi. Col passare degli anni si affina sempre di più e la corsa dei cavalli, nella quale spadroneggiano le Cascine, dal Castello Stroppa viene trasferita al campo sportivo di Via Roma. Lungo l’anello in terra battuta anche le buche lasciate dai pali delle porte, tolte per l’occasione, costituiscono motivo di incertezza per la vittoria finale… La sfilata dei carri allegorici diviene sempre più attraente per il pubblico che ogni anno accorre sempre più numeroso e disposto anche a pagare il biglietto pur di ammirare le scenografie realizzate dai rioni. Tuttavia, col passare degli anni, più le tecniche si affinano e le esigenze crescono, inevitabilmente anche i costi lievitano. Così, dopo dieci edizioni, la “Giostra dei Rioni” è costretta a gettare la spugna. Per trent’anni la manifestazione viene dimenticata. Ogni tanto qualcuno prova a lanciare la proposta di riprenderla ma nessuno sembra crederci veramente. La gente sembra non essere più interessata a questo tipo di iniziativa, preferisce altro. Poi, improvvisamente, sul finire degli anni Ottanta, l’Amministrazione Comunale con grande coraggio decide di riproporre la Giostra. L’idea viene accolta con grande entusiasmo e calore: sembra quasi di essere tornati indietro di trent’anni. Così, trasformata in “Palio Città di Tradate”, con tre nuovi rioni – Abbiate, Ceppine, Pineta – la Giostra riprende il suo corso.


L’ALBO D’ORO DEL PALIO

ANNO

1° CLASSIFICATO

2° CLASSIFICATO

3° CLASSIFICATO

1947

BARNASC

CASCINE

BOZETT

1948

ALLODOLA

BOZETT

CASCINE

1949

BARNASC

CASCINE

BOZETT

1950

ALLODOLA

CASCINE

BOZETT

1951

CASCINE

ALLODOLA

BARNASC

1952

BARNASC

BOZETT

ALLODOLA

1953

ALLODOLA

CASCINE

BARNASC

1954

BOZETT

ALLODOLA

CASCINE

1955

ALLODOLA

CASCINE

BOZETT

1956

BOZETT

CASCINE

BARNASC

1987

BOZETT

BARNASC

ABBIATE

1988

CASCINE

BARNASC

BOZETT

1989

CASCINE

ABBIATE

BOZETT

1990

ALLODOLA

BARNASC

CASCINE

1991

CASCINE

ALLODOLA

BARNASC

1992

BARNASC

ABBIATE

BOZETT

1993

NON DISPUTATO

1994

BARNASC

ABBIATE

CASCINE

1995

BARNASC

ALLODOLA

ABBIATE

1996

ALLODOLA

BARNASC

BOZETT

1997

BARNASC

CASCINE

CEPPINE

1998

BARNASC

CEPPINE

ALLODOLA/CASCINE

1999

BARNASC

BOZETT

CEPPINE

I PRIMATI

BARNASC = 9 vittorie, 4 secondi posti, 4 terzi posti

ALLODOLA = 6 vittorie, 4 secondi posti, 2 terzo posto

CASCINE = 4 vittorie, 7 secondi posti, 5 terzi posti

BOZETT = 3 vittorie, 3 secondi posti, 8 terzi posti

ABBIATE = 0 vittorie, 3 secondi posti, 2 terzi posti

CEPPINE = 0 vittorie, 1 secondo posto, 2 terzi posti

PINETA = 0 vittorie, 0 secondi posti, 0 terzi posti

N.B.: ABBIATE, CEPPINE E PINETA PARTECIPANO AL PALIO DAL 1987.

NEL 1996 LE CEPPINE NON HANNO PARTECIPATO.

NEL 1999 ABBIATE E PINETA NON HANNO PARTECIPATO.

DAL LIBRO DEI RICORDI…

GIOSTRA DEI RIONI 1947: AL BARNASC IL PRIMO GONFALONE, MA NEI CAVALLI TRIONFANO LE CASCINE

“Come posso dimenticare quel settembre del 1947. Era la prima edizione del Palio e si svolgeva al Castello Stroppa. Io avevo 17 anni ed essendo capace di cavalcare, venni scelto dal mio rione, le Cascine, per correre al Palio. La gara si svolgeva sulla salita del Castello Stroppa, allora non asfaltata: io, che conoscevo bene quel percorso in quanto mio padre aveva il macello proprio lì, mi presentai con una cavallina di nome Zara. Partii subito forte e quando arrivai in cima alla salita avevo già dato più di cinquecento metri di distacco ai miei avversari. Fu il mio primo successo al Palio di Tradate”. Chi parla è Vittorio Frigerio che dal 1947 al 1956 partecipò a dieci edizioni del Palio di Tradate nella corsa dei cavalli, vincendo ben cinque volte. “Allora, mio padre era macellaio, a me piaceva da matti andare a cavallo - continua Vittorio Frigerio - e a detta di parecchia gente, me la cavavo anche bene. A quei tempi ogni rione aveva il suo cavallo e il suo fantino. E così quella corsa era diventata un traguardo importante per noi: io ci tenevo a gareggiare anche per una certa ambizione personale”. Zara e Linda sono solo due nomi dei tanti cavalli montati dal plurivittorioso Vittorio Frigerio. “Uno di questi mi è rimasto impresso nella memoria. Si tratta di Linda una splendida puledra con un caratterino tremendo acquistata da mio padre per 50 mila lire. Mi ricordo che il Sabato, il giorno delle prove, al campo non volle saperne di partire. Quando uscii dal campo e, sulla strada, la toccai con gli speroni, la cavalla partii come un razzo e riuscii a fermarla solo dopo oltre un chilometro di strada corsa a pazza velocità. Allora la Domenica decisi di cominciare a “speronarla” già durante la sfilata per le vie della città, così quando arrivammo al campo era pronta per partire. E così fu: appena partiti presi subito un buon margine di vantaggio e nessuno riuscii più a riprendermi”.


GIOSTRA DEI RIONI 1948: VINCE L’ALLODOLA MA IL CARRO MIGLIORE E’ DEL BOZETT 

“... Ultimo fra i carri veniva quello che ultimo lo è anche cronologicamente, le Cascine, che ha voluto rievocare tempi e costumi della dominazione spagnola: sfilata dei toreri (Mario Bianchi e Alberto Masciocchi) coi loro picadores e banderilleros, la carrozza con le dame dell’aristocrazia che si recano alla corrida, preghiera delle senorite prima della vestizione del torero (Camillo saporiti), la siesta dopo la corrida. Le belle spagnole erano Nanni Frigerio, Carla Artioli, Sandra Casartelli, Luigia Mazza, Pinuccia Girola, Sara Grimaldello, Luisa Scatolin, Nucci Barzaghi, Marisa Martegani...”.

“A quei tempi non avevamo molto - ricorda Luigia Mazza una delle “spagnole” del rione Cascine - e ci si doveva arrangiare. I vestiti per la sfilata non erano certamente ricchi e ricercati come quelli che ci sono oggi. Ci si arrangiava come si poteva e si cercava di supplire alle carenze con la fantasia. Erano sicuramente carri poveri rispetto a quelli odierni, però erano così belli per quei tempi. Quell’anno mi vennero a chiamare a casa per fare la spagnola. La domenica, nel cortile dove si preparava il carro, ci riunirono e ci vestirono per la sfilata; poi, prima di partire passarono a truccarci il viso per renderci più belle. Ma erano cose fatte in casa, non si andava certo a prendere gente da fuori paese. Anzi si cercava, per quel che si poteva, di utilizzare tutta gente del rione. E non dimentichiamo che i carri venivano trainati da buoi; non c’era trattori o mezzi del genere per spingere i carri. C’erano solo dei buoi che qualche volta non ne volevano proprio sapere di muoversi: anche questo era il Palio”.


GIOSTRA DEI RIONI 1949: SUCCESSO DEL BARNASC CHE PRECEDE LE CASCINE DI SOLI 10 PUNTI

“La terza edizione della Giostra dei rioni, promossa con intenti di fraterna collaborazione fra i cittadini di ogni tendenza politica o condizione sociale, dal sindaco comm. Giuseppe Rusconi, ha richiamato nella nostra cittadina migliaia di turisti che si sono uniti nel plauso festante all’intera popolazione – riportano le cronache dell’epoca -. I quattro rioni nei quali la tradizione e la storia hanno, prima ancora che la volontà degli organizzatori, suddiviso Tradate, sono scesi in lizza con i loro uomini e le loro donne gareggiando nella grazia delle fanciulle, nell’allegria dei bambini e nel fasto dei costumi…”.

“La proclamazione dei risultati, fatta dal balcone del Palazzo municipale, è stata accolta dal fragoroso entusiasmo di vincitori (il Barnasc, ndr.) e vinti, accomunati nel riconoscere la giustezza del verdetto. Erano calate le ombre della notte e la Giuria si sguinzagliava per le vie della nostra cittadina per esaminare le vetrine in gara… Vetrina migliore è stata giudicata quella della “Rosticceria Arnaudo”… Le altre vetrine sono state classificate nel seguente ordine: elettricista Cortelezzi, calzoleria Marcon, Novità Lana, mobilificio Brianza, profumi Alfieri, Lana Tonetti, pasticceria Busnelli, Radiotecnica, frutta Carnelli”.

“L’intento benefico e di affratellamento sociale – concludono le cronache de “La Prealpina” – di questa riedizione della Giostra è stato pienamente raggiunto: verrà riedificato il Monumento ai Caduti e il rione Barnasc fornirà gratuitamente la mano d’opera per ampliare l’Asilo, perché, come ha detto il commovente Gildo (Gildo Galmarini, più noto come Patarloc) “Siamo piccoli, ma siamo grandi nel sentimento”.


GIOSTRA DEI RIONI 1950: L’ALLODOLA SI IMPONE CON LE FIABE PER I PIU’ PICCINI

La quarta edizione della Giostra dei rioni si svolge in una domenica di bel sole dopo una notte di pioggia e tempesta. “ … Chiude il meraviglioso corteo il rione Allodola, che ha rievocato ed esaltato il mondo fiabesco: la nonna ha dinanzi a sé il gran libro intitolato “C’era una volta”, da cui escono, per la delizia dei piccoli, Puccettino, Biancaneve con i sette nani e il principe azzurro e altre figurine del mondo della fantasia. La vecchia comincia a narrare la vicenda di Puccettino, la quale rivive sugli altri tre carri che rappresentano la fuga dei ragazzi, lo smarrirsi dei medesimi nel bosco e la casa dell’orco, al quale Puccettino toglie gli stivali. A questa evocazione fatta con semplicità di parole, bisogna aggiungere che tutti i rioni hanno realizzato i loro soggetti con sintesi sceniche degne di un teatro di prim’ordine e con la ricchezza e l’eleganza di costumi di un grande spettacolo lirico. La signorilità è un’altra bella caratteristica del Palio di Tradate, nato nel 1947 per merito del sindaco Rusconi e di un gruppetto di tradatesi…”.

“… Tirate le somme, il rione Allodola è stato proclamato vincitore del Palio 1950 e a esso è stato consegnato il Gonfalone municipale. Molti applausi e molte discussioni. La giuria è stata a sua volta giudicata bene dai vincitori e male (si capisce) dagli altri. Ma dopo l’ora del pranzo, concordia generale tra suoni, danze e canti nel rione vincitore, quello che esaltando la fresca gioia dei ragazzi rionali ha voluto esaltare i ragazzi d’ogni tempo e d’ogni paese”.


GIOSTRA DEI RIONI 1951: LA PRIMA VOLTA DELLE CASCINE DAVANTI ALL’ALLODOLA

“Il tempo incerto ha reso l’attesa di questo V Palio ancor più spasmodica. Non vi è stata pace negli animi e l’aria di mistero attorno ai rioni ha avvolto tutto in una fitta nube. E si è dovuto sudare perché il povero cronista potesse entrare di soppiatto nei cantieri a carpire il segreto degli artigiani, perché potesse osservare i muscoli degli atleti nelle prove delle gare. Basti pensare che il rione Bozett costruisce i suoi carri nientemeno che all’estremità del paese e che il presidente signor Tonino Colombo e il vice presidente Emilio Speroni, hanno distribuito, nelle strade che congiungono il cantiere al centro, delle apposite staffette che sorvegliano l’andare e venire dei carpentieri. Delle Cascine, invece, più arduo è il parlarne perché il cav. Tamagn, uomo di solito loquace, si è fatto misterioso. Si dice che i carri di questo rione siano addirittura nove. L’Allodola è invece più cinguettante. Lascia che il suo canto si unisca al sospirare del cuore della bella Cenerentola…”.

Le cronache dell’epoca passano poi a descrivere i carri allegorici, soffermandosi su quello del Barnasc, il rione del sindaco. “E per ultimo ecco il rione del sindaco, col “Cuore” di Edmondo De Amicis. Non vi sono parole atte a presentarlo, e crediamo meglio riportare quanto scritto dagli organizzatori sul loro foglio pubblicitario: “In un momento di tensione dei popoli snervati da una triste lotta, il rione, nella presentazione del capolavoro deamicisiano, vuole indicare ai giovani il valore spirituale di una bandiera mai offuscata dalle tenebre, pur se soffocata dal dolore: il Tricolore”…”.


GIOSTRA DEI RIONI 1952: IL BARNASC SI AGGIUDICA LA GIOSTRA CELEBRANDO VARESE

“Ad un certo punto, da sotto il balcone del Palazzo Comunale, per la grande occasione pavesato di tricolori, si levarono nutriti cori di fischi e di energiche proteste. L’on. Luigi Morelli, che stava discutendo del problema tessile, non si scompose. Evidentemente fischi non bastavano a scuotere un parlamentare sindacalista. Ma un giovanotto che a Montecitorio non deve aver mai messo piede, neppure come spettatore, si precipitò ad avvertire che la gente era stanca di aspettare e che la Giuria, per carità, si sbrigasse a fare sapere chi aveva vinto… In quell’atmosfera di emozionante attesa la voce di De Simoni annunciò alla cittadinanza tradatese la vittoria del Barnasc. Al posto dei fischi e delle proteste, applausi e grida di gioia. A manifestare entusiasmo e felicità erano naturalmente solo gli abitanti del rione vittorioso, ma bastavano per riempire la piazza del loro giubilo…Intanto, al primo piano del Palazzo Comunale, tutti complimentavano il Sindaco per la bella vittoria del suo rione ed il comm. Rusconi era felice e commosso. Il Sindaco aveva vissuto ore di segreta tensione per le sorti del “suo” rione…”.

“Al termine della manifestazione, ed a vittoria conquistata, il capitano del Barnasc era ancora eccitato. Tornava dal campo sportivo dove si erano svolte le curiose gare, e nel suo costume di velluto e raso bianco-rosso, sembrava un antico cavaliere. Capitan Umberto Brambati (che quando depone il suo bel costume di raso, si dà da fare con il piombo, perché è tipografo) era orgoglioso della vittoria. E per arrivare all’ambito traguardo le genti del Barnasc avevano lavorato duro per giorni e notti, senza misura di sacrifici e di rinunzie. Ogni tanto il signor Sindaco andava a vederle e, strizzando l’occhio, le rincuorava: “Forza ragazzi”.”


GIOSTRA DEI RIONI 1953: TERZO SUCCESSO PER L’ALLODOLA DAVANTI A VENTIMILA PERSONE

Trionfa per la terza volta l’Allodola in un clima di entusiasmo con oltre ventimila persone assiepate per ammirare la sfilata dei carri allegorici.

“Le ventimila e più persone presenti alla grande festa tradatese – narrano le cronache – si trovavano assiepate lungo il corso, da un capo all’altro della bella borgata, ma una parte rilevante di pubblico era stipata in tribuna, di fronte al microfono degli annunciatori, e di fronte a balconi, terrazzini e finestre altrettanto inverosimilmente stipati. Ad un bel balcone centrale erano anche affacciate, con dignitoso riserbo, le ampie e palpitanti cuffie delle reverende suore dell’Asilo infantile…”.

“… La sfilata stava per avere inizio, preceduta da un corteo di macchine pubblicitarie tra le quali, applauditissimo specialmente dall’infanzia presente, il “treno dei bimbi” della Ferrero…”. “Sventolio di bandiere e di stendardi ed atmosfera da grandi circostanze, dopo la passione della vigilia, durata settimane di diuturna fatica per l’allestimento dei carri…”.

Alla fine il successo arride all’Allodola, grazie soprattutto al carro dedicato alla “Vita dell’uomo”.

“Emozionantissime anche le competizioni svoltesi al campo sportivo, specialmente per i capricci della cavalcatura dell’allodolese Giordano Bianchi. Se il suo cavallo ad un certo punto non si fosse messo in testa di fare cose pazze, la vittoria dell’Allodola non sarebbe stata ombrata dal benchè minimo contrasto…”.


GIOSTRA DEI RIONI 1954: SUCCESSO DEL BOZETT GRAZIE AL PINOCCHIO DI COLLODI

“Chi temporaneamente estraneo alla cittadina, assiste al palio di Tradate, rimane colpita dall’animazione, dall’ansia, dall’entusiasmo con cui i quattro rioni gareggiano tra di loro. Lo spirito di corpo e di parte diventa allora uno stimolo simpatico, una molla che mette in azione tante abilità recondite, agita la morta gora di tanti giorni uguali e monotoni. Rimane perfino sorpreso e attonito perché non avrebbe mai immaginato uno spirito d’inventiva così acuto e nobile in mezzo a gente che passa quasi tutta la giornata immersa nei lavori dei campi, dell’officina, del commercio e dell’ufficio… Così impostato il palio ha trovato il suo vero tono e mi sembra destinato a lungo e sicuro successo. Direi che i tradatesi invece di stancarsi, di ripetersi, di cadere nella retorica, abbiano imparato ad organizzarsi e ad esprimere i propri gusti se non in forma perfetta, certamente in una misura degna, alta, commovente…”. Così le cronache dell’epoca riportano il successo che la Giostra dei rioni continua ad ottenere attirando pubblico dai paesi vicini.

L’ottava edizione vede il successo del rione Bozett grazie al carro dedicato al Pinocchio di Collodi che i giornali di allora così commentano: “Rione Bozett: il soggetto naturalmente era destinato ad avere la più calda accoglienza del pubblico. Ma se si eccettua il carro di Pinocchio ammalato e della fatina azzurra, gli altri non hanno reso il sapore fiabesco che c’è nel racconto di Collodi. Si è mirato troppo al successo…”.


GIOSTRA DEI RIONI 1955: L’ALLODOLA SPOPOLA CON IL REGNO DEGLI INSETTI

L’Allodola si aggiudica la nona edizione della Giostra dei rioni precedendo le Cascine. Grande successo ottiene il carro allegorico dedicato al regno degli insetti.

“… Pare che l’Allodola abbia fatto grandi cose. Innanzitutto si è creata i propri costumi… tutti i costumi sono stati ideati dalla contessa Franco, in collaborazione con i suoi figli: signorine Lalla e Maria Vittoria ed Alberto, mentre ha diretto i lavori di sartoria la sarta Piera Salvato, avendo a cucitrici gratuite, naturalmente, la signora Lepori e le signorine Antonietta e Giuseppina Perego…”.

“… Quattro i carri: le Farfalle (Tilde Cocchi, Gianna Rusconi e la piccola Maspero). Le Formiche: Adriano Pomarolli, Mariella Lepori, Marisa Maspero, Elena Antognazza, Anna Maria Perego, Isa Sapienza, Alberto Broggi, tutte tra i quattro ed i dieci anni. Terzo carro: le Api. Anna Maria Frontini, Ave Giorgianni, Valeria Rimoldi, Giuseppe Suigo, Mimmo Cocchi: età varianti dai sei ai dieci anni. Infine il carro dedicato a chi se la spassa in canti ed ozi famosi: la Cicala ed i Grilli. Ma la cicala viene qui rimediata nel migliore dei modi. Del resto è di moda, riabilitare famosi personaggi… La cicala dell’Allodola (la diciassettenne impiegata Giuliana Pomarolli che canta inoltre assai bene, si dice) sarà una specie di personcina per bene, che si gode in pace le meritate vacanze. Da grilli fungeranno: Gianni Saldarini e, con chitarra, Romolo Zadro. I tre fratellini Perego saranno le staffette di collegamento”.


GIOSTRA DEI RIONI 1956: IL SUCCESSO AL RIONE BOZETT DOPO ACERRIMA LOTTA CON LE CASCINE

Il Palio del decennale finisce nelle mani del Bozett che supera per un solo punto le Cascine.

“Un punto che poteva valere per cento perché, fin dal principio dello spettacolo, allo sfilare dei carri nel cuore della cittadina vestita a gran festa, la vittoria era stata prevista” narrano le cronache dell’epoca.

“… A questo punto arrivava in scena il Bozett. Ancora non si sapeva che avrebbe vinto, ma immediatamente la cosa doveva sembrare evidente. Fanfara dei bersaglieri tradatesi, con il loro animatore Silvio Busnelli ed il M.o Cortelezzi. Questi “campioni” nazionali, detentori di un premio vinto a Biella, dovevano anticipare la vittoria in un accendersi di entusiasmi. Una orchestrina: Remigio Villa, Andrea Basso e Battista Luini, completava la preparazione accurata per “La Lombardia e le sue Provincie. Primo carro: Milano, Tecoppa, la Cecca e Meneghino con un enorme panettone, lancio di colombi, discorso di Tecoppa. Sondrio, un carro bellissimo, curato in ogni minuzia, con un bel coro degli alpini, davanti al caminetto, formato da belle ragazze. Un carro per Como, Brescia, Mantova, Pavia, Cremona, un carro per Bergamo: Arlecchino carnevalesco, enorme e ottimo, Arlecchino vivo il Gioppino ed una polentona d’oro, botte di vino. Infine Varese. Settemila garofani per 70mila lire, sono stati necessari per questo carro che doveva rappresentare la Provincia Giardino. La signorina Primiceri cantava un motivo romantico e Grazia Maria Boatti, in bianco nella corona ducale, figurava Varese. Lancio di fiori e scrosciare di applausi. Animatore del Bozett commosso: Giuseppe Boatti…”.